Associazione di volontariato per la tutela dei minori a Lecce

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Fonti Normative e Sentenze in materia di tutela minorile

In questa sezione è possibile consultare le fonti normative attinenti alla figura del tutore e curatore minorile, nonchè una raccolta delle più recenti sentenze della Corte di Cassazione e i relativi commenti forniti dai professionisti del nostro team.

Sentenza n. 11687 del 15 maggio 2013 Cassazione - Sezione Prima Civile

Il diritto del minore ad esprimere liberamente la propria opinione con alla guida esperti delegati dal giudice.


Con sentenza n. 11687/2013 gli Ermellini sostengono il valore fondamentale del principio dell’ascolto del minore, mediante esperti delegati dal giudice, censurando l’omessa audizione del fanciullo nelle procedure giudiziarie che lo riguardano, in violazione dell’art. 12 della Convenzione di New York del 20.11.1989, dell’art. 6 Cedu, dell’art. 23 del Reg. CE n. 2001/2003, dell’art. 155 sexies cod. civ., nonché degli artt. 3, 21 e 111 Cost..

In particolare, si rileva che “l’audizione dei minori nelle procedure giudiziarie che li riguardano, laddove implichino valutazioni e statuizioni direttamente incidenti sugli aspetti inerenti all’affidamento e alle scelte connessi all’interesse del minore, è obbligatoria” ex art. 6 della Convenzione di Strasburgo sull’esercizio dei diritti del fanciullo, ratificata con legge n. 77 del 2003, salvo che possa arrecare danno al minore stesso.

Ed invero, l’ampiezza del riferimento a tutti i procedimenti che, in qualche misura, riguardano il minore, in quanto parte “sostanziale”, impone l’obbligatorietà dell’audizione anche ai procedimenti di revisione, ex art. 710 c.p.c,, come quello in esame.

Imprescindibile audizione che deve svolgersi in modo tale da garantire l’esercizio effettivo del fanciullo di esprimere liberamente la propria opinione in merito alla vicenda cui è coinvolto, da escludersi solo quando essa risulti manifestamente in contrasto con gli interessi superiori dello stesso.

Le modalità dell’audizione sono affidate alla discrezionalità del giudice, unitamente agli esiti di tale ascolto, che avvalendosi di esperti investiti di una specifica delega, la cui funzione è di informare il minore di tutte le istanze o scelte che lo riguardano, affida loro il compito di acquisirne la volontà, di raccoglierne le opinioni e i bisogni, non essendo sufficiente che venga interpellato o esaminato da soggetti specialisti, ma privi di delega.

Ed è proprio l’assenza di tale specifica delega ai Servizi incaricati all’ascolto del minore che, nel caso in esame, giustifica l’impugnazione, da parte del padre, del provvedimento emesso dalla Corte territoriale che conferma il collocamento del minore, in affido condiviso, presso la madre, cassato dalla prima sezione in quanto non conforme al predetto principio secondo cui l’esperto che procede all’audizione deve essere investito di una specifica delega da parte del giudice competente.

Autore: Avv. Maria Grazia Zecca

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Sentenza n. 36636 del 02 settembre 2014 Cassazione - Sezione Sesta Penale

L’obbligo di garantire i necessari mezzi di sussistenza alla prole grava su entrambi i genitori, a prescindere se al mantenimento abbiano fatto fronte altri soggetti.


In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare ex art. 570 c.p., l’incapacità economica dell’obbligato, intesa come impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall’articolo in questione, deve essere assoluta e deve integrare una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole disponibilità di introiti, incombendo all’interessato l’onere di allegare gli elementi dai quali possa desumersi l’impossibilità di adempiere alla relativa obbligazione, non escludendo la sua responsabilità in base ad una mera documentazione formale dello stato di disoccupazione, stato detentivo, problemi economici e dichiarazione di fallimento dell’azienda, nonostante tutte rappresentino delle condizioni di una mera flessione di introiti economici o di difficoltà, salvo che tali situazioni non si traducano in una vera e propria situazione di indigenza economica, tale da configurare un impedimento assoluto ad adempiere.

Così la Suprema Corte di Cassazione-Sesta sezione Penale, con sentenza del 02.09.2014 n. 36636, del tutto conforme ai consolidati principi in materia, condanna un padre per il reato di cui all’art. 570, comma 2 n. 2, cod. pen., per non aver corrisposto, sin dal 2001 in permanenza attuale, i mezzi di sussistenza alla figlia di anni dieci, la cui minore età rappresenta “in re ipsa” una condizione soggettiva dello stato di bisogno, a prescindere se ad assicurare tali mezzi di sussistenza siano, nel frattempo, altri soggetti, atteso che l’obbligo di garantire i mezzi necessari alla prole grava su entrambi i genitori e, pertanto, l’eventuale assolvimento da parte di uno dei due non esime l’altro, né elimina lo stato di bisogno del quale, viceversa, costituisce la prova (Cass. Sez. 6, 2-5-2007 n. 20636; Cass. Sez. 6, 15-1-2004 n. 715).

Insolvenza assidua che, protraendosi per tutto il periodo per cui perdura l’omesso adempimento, non consente all’imputato, autore di precedenti penali, di poter godere dell’applicazione delle circostanze attenuanti generiche, in assenza di segnali positivi di comportamento che inducano a valutazioni più indulgenti, in considerazione di situazioni e circostanze che effettivamente incidano sull’apprezzamento dell’entità del reato e della capacità a delinquere dello stesso, individuando in modo esatto il momento di cessazione della permanenza con il sopraggiunto pagamento o con l’accertamento della responsabilità nel giudizio di primo grado.

Conclusioni assunte, nel caso di specie, in assenza dell’imputato che, non partecipando all’udienza, veniva dichiarato contumace, poiché la richiesta di rinvio per impedimento a comparire con allegato certificato medico che attestava una “lombosciatalgia acuta” con necessità di “riposo assoluto”, non precludendo al giudice di valutare l’effettiva impossibilità per il soggetto portatore della dedotta patologia di comparire in giudizio, se non a prezzo di un grave e non altrimenti evitabile rischio per la propria salute, ritenendo il prescritto periodo di riposo e di cure, preordinato, per sua natura, al superamento rapido e completo dell’affezione patologica in atto, veniva rigettata non costituendo tale circostanza sanitaria una condizione imprescindibile ai fine dell’integrazione dell’assoluta impossibilità di comparire che legittima l’impedimento (Cass. Sez. 5, n. 5540 del 14.12.2007; Cass. Sez. 6, n. 43284 del 10.01.2013).

Decisione presa dai giudici di merito e accolta dalla Corte di legittimità che, nell’addivenire a tali conclusioni, ritenevano che nella certificazione prodotta non vi era alcuna indicazione dei limiti alla libertà di movimento dell’imputato, non emergendo neppure che il medico si sia dovuto recare al domicilio per visitare il paziente, impossibilitato a raggiungere lo studio sanitario, in assenza, peraltro, di ulteriori precisazioni circa i termini anche temporali della prescrizione, utilizzando nel certificato solo l’espressione “risposo assoluto” che costituendo una formula di stile, poteva il sanitario intendere semplicemente la necessità del paziente di astenersi dal fare sforzi, quali lo svolgimento di lavori di casa pesanti, l’attività sportiva, ma non di rimanere immobile a letto.

Tutti motivi che conducono Piazza Cavour al rigetto delle richieste così come formulate dall’imputato, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali.

Autore: Avv. Maria Grazia Zecca

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Sentenza n. 18869 del 08 settembre 2014 Cassazione - Sezione Prima Civile

Le spese straordinarie esulando dall’ordinario regime di vita dei figli non sono forfetizzabili nell’assegno di mantenimento.


E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli ex art. 30 Cost., in ossequio ad una condivisa responsabilità, tenendo conto delle loro inclinazione naturali ed aspirazioni, in armonia rispetto a quanto previsto nell’art. 315 bis c.c., così come modificato dall’importante riforma introdotta con la legge n. 219 del 2012, il cui adempimento, in favore di figli minorenni, maggiorenni ed incolpevolmente non autosufficienti economicamente, deve essere garantito anche in presenza di crisi coniugale e conseguente disaccordo, nel pieno rispetto del principio di bigenitorialità.

Evoluzione socio-culturale dei rapporti tra genitori e figli che sostituisce al concetto di “potestà” quello di “responsabilità genitoriale”, liberando i figli da una sorta di soggezione ad un potere-dovere dei genitori, vincolando padre e madre al mantenimento della prole oltre al raggiungimento della maggiore età, ovvero fino al raggiungimento della indipendenza economica.

Obbligo che riguarda sia il regolare versamento dell’assegno di mantenimento da parte del genitore non affidatario e/o non collocatario, che il pagamento delle spese straordinarie sostenute per la prole, rispetto alle quali, ad oggi, non sussiste ancora nel nostro ordinamento una norma che in maniera chiara e precisa elenchi, esaustivamente, quelle che, dettagliatamente, sono da intendersi spese straordinarie.

E’ pertanto ancora compito dei giudici individuare, in presenza di contrasto tra i genitori, quali spese vadano ascritte nella categoria di spese ordinarie e quali in quella di spese straordinarie, ricordando sempre e comunque che il carattere imprevedibile e/o eccezionale di quest’ultime, espressione della loro straordinarietà, rende illegittima la conseguente inclusione delle stesse, in modo forfettario, all’interno della somma da corrispondere a titolo di assegno di mantenimento.

Così la Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 18868/14, interviene chiarendo che, in tema di affidamento della prole, devono intendersi per spese “straordinarie” quelle che, per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli, cosicchè la loro inclusione in via forfettaria nell’ammontare dell’assegno, posto a carico di uno dei genitori può rivelarsi in contrasto con il principio di proporzionalità ex art. 316 bis c. c. e con quello dell’adeguatezza del mantenimento, nonchè recare grave nocumento alla prole, che potrebbe essere privata, non consentendolo le possibilità economiche del solo genitore beneficiario dell’assegno “cumulativo”, di cure necessarie o di altri indispensabili apporti.

Ciò significa che pur non trovando la distribuzione delle spese straordinarie una disciplina specifica nelle norme inerenti alla fissazione dell’assegno periodico, deve ritenersi che la soluzione di stabilire in via forfettaria ed aprioristica ciò che è imponderabile e imprevedibile, oltre ad apparire in contrasto con il principio logico secondo cui soltanto ciò che è determinabile può essere preventivamente quantificato, introduce, nell’individuazione del contributo in favore della prole, una sorta di alea incompatibile con i principi che regolano la materia.

Pertanto, è da ritenersi illegittimo negare il rimborso delle spese straordinarie sostenute nell’esclusivo e primario interesse della prole, non ammettendo, immotivatamente, il carattere eccezionale delle stesse.

Autore: Avv. Maria Grazia Zecca

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Sentenza n. 17725 del 08 agosto 2014 Cassazione - Sezione Prima Civile

Impraticabilità del collocamento dei minori presso i nonni che esprimono delle preferenze fra nipoti.


Decisiva la motivazione della Corte di Cassazione che circa un mese fa bloccava, in presenza di una grave difficoltà nella gestione del rapporto tra genitori e figli, con grave pregiudizio al loro sviluppo fisico, psichico ed affettivo, il collocamento di tre minori presso i nonni disponibili a prendersene cura, risultando nella specie non praticabile.

Provvedimento assunto in presenza di un disinteresse dei suddetti parenti nei confronti di due nipoti rispetto alla terza più piccola, nonché in presenza di una grave conflittualità tra la nonna e la madre delle bambine ed una scarsa consapevolezza dei loro bisogni emotivi ed affettivi, naufragando, per l’effetto, in una situazione di abbandono ed adottabilità.

Circostanza accertata dall’ampio materiale probatorio che rilevava le gravi carenze dell’ambiente familiare in cui vivevano le piccole, particolarmente trascurate, con scarsa attenzione all’igiene personale e alla salute, costrette ad assistere a scene di violenze verso la madre, con inevitabile grave ritardo dello sviluppo e necessario allontanamento dall’inidoneo nucleo familiare, che respingeva ogni misura di sostegno offerta dai Servizi Sociali, e conseguente inserimento in casa famiglia.

Così Piazza Cavour, senza alcun indugio, con sentenza n. 17725/14 confermava, unitamente allo stato di abbandono delle tre minori, accertato e disposto dal Tribunale dei minori ex art. 8 L. 184 del 1983, in assenza di affidamento ai nonni, lo stato di adottabilità delle piccole, vittime della disgregazione familiare e prive di una assistenza morale e materiale, grave ed irreversibile, che non consentiva loro di esercitare il diritto a vivere e crescere nella propria famiglia di origine, così come disposto dall’art. 1 L. 184/1983.

Autore: Avv. Maria Grazia Zecca

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Sentenza n. 39091 del 24 settembre 2014 Cassazione - Sezione Sesta Penale

L’ammissione al patrocinio a spese dello Stato non esclude la responsabilità penale del coniuge che si sottrae agli obblighi di assistenza familiare.


La intrinseca credibilità della testimonianza della persone offesa, quando lucida e precisa nelle diverse occasioni in cui è stata resa, può ritenersi, di per sé sola, sufficiente a giustificare la conferma della condanna inflitta all’ex marito per omesso versamento dell’assegno di mantenimento fissato in favore della madre e del figlio minore, in stato di bisogno e privati dei mezzi di sussistenza.

Così Piazza Cavour, con sentenza depositata in data 24 settembre 2014 n. 39091, respinge il ricorso di un imputato condannato dalla Corte d’Appello di Milano per il reato di cui all’art. 570 c.p. precisando che in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare incombe all’interessato l’onere di allegare gli elementi dai quali possa desumersi l’impossibilità di adempiere alla relativa obbligazione, risultando assolutamente inidonea la semplice dimostrazione di una mera flessione degli introiti economici o la generica allegazione di difficoltà che non provano di trovarsi, senza colpa, nella impossibilità di far fronte al pagamento degli assegni dovuti. Pertanto, l’asserita incapacità economica può valere da esimente solo allorchè sia assoluta e non ascrivibile a colpa dell’obbligato, non liberando l’incriminato dalla responsabilità penale neppure l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Ed invero, la prova dell’impossibilità di adempiere all’obbligazione nei confronti dei congiunti non può desumersi dalla circostanza che l’imputato sia stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato, poiché quest’ultimo istituto non fornisce automaticamente la prova dello stato di indigenza, atteso che il beneficio, sempre suscettibile di revoca, viene concesso sulla base di una dichiarazione sostitutiva di certificazione proveniente dalla parte interessata. Ciò significa che l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato si fonda su presupposti diversi da quelli richiesti per l’operatività della causa scriminante in parola, ai fini della integrazione della quale è necessario che sia fornita la prova della assoluta impossibilità di adempiere all’obbligazione economica, ribadendo gli Ermellini il consolidato principio secondo cui l’incapacità economica per avere rilievo e dispensare l’imputato non può consistere nella semplice difficoltà di far fronte all’obbligazione, ma deve sostanziarsi nella radicale ed assoluta mancanza di mezzi finanziari, così da escludere qualunque, ed incolpevole, margine di scelta dell’agente.

E’ in ossequio a tali argomentazioni che la Cassazione, ritenendo buone le argomentazioni addotte dalla Corte territoriale che ha fatto corretta applicazione dei principi espressi dai giudici di legittimità, respinge il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuale e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Autore: Avv. Maria Grazia Zecca

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Sentenza n. 21633 del 14 ottobre 2014 Cassazione

La competenza per attrazione in favore del Tribunale ordinario in caso di pendenza di un procedimento di separazione o divorzio riguarda anche la pronuncia della decadenza della responsabilità genitoriale però solo quando il procedimento innanzi al T.M. sia iniziato dopo il procedimento separativo. Invece la competenza per attrazione non opera quando il procedimento innanzi al Tribunale per i minorenni sia stato instaurato prima di quello di separazione o di divorzio.


Infine, deve verificarsi l’identità di parti tra il procedimento avanti al Tribunale ordinario e quello avanti al Tribunale per i minorenni e tale requisito non sussiste in relazione alla proposizione da parte del P.M. di un ricorso autonomo di decadenza dalla responsabilità genitoriale innanzi al T.M.

Autore: Avv. Luca Monticchio

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Ordinanza 12 febbraio 2013 - Tribunale di Varese Sezione Prima

Nei procedimenti riguardanti un minore, l'autorità giudiziaria ha il potere di designare un curatore speciale che lo rappresenti mentre è in atto la "guerra" tra genitori separati.

Sentenza n. 23892 del 22 ottobre 2013 Cassazione - Sezione Prima Civile

Piazza Cavour accoglie il ricorso del curatore e del tutore di un minore, ritenuto adottabile dal Tribunale per i minorenni di Torino.

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